AFFILIATO AL COORDINAMENTO NAZIONALE DEGLI ASINARI "L'ASINO"

 

......... a passo d'asino per i colli fiorentini ......... la prima "ONOVIA" in italia .........

 

 

 

 

ANEMIA INFETTIVA EQUINA (AIE)

 

Ordinanza urgente del Ministero della Salute

Una ordinanza del ministero della Salute ha introdotto, dal 22 dicembre 2006, disposizioni urgenti per la

sorveglianza dell’anemia infettiva equina.

Il provvedimento rende obbligatorio, entro il 22 dicembre 2007 (12 mesi dall’entrata in vigore dell’ordinanza

ministeriale), il monitoraggio sierologico di tutti gli equidi di età superiore a tre mesi (ad esclusione dei capi

allevati unicamente per essere destinati alla macellazione)

Tale controllo dovrà essere anticipato ed effettuato entro il 22 aprile 2007 (4 mesi dall’entrata in vigore

dell’OM), negli equidi che:

- svolgono attività sportiva o agonistica

- accedono ad ippodromi, aste, manifestazioni ippico - sportive

- sono detenuti in ippodromi, centri ippici, centri di addestramento, allevamenti da riproduzione che afferiscono

al circuito ippico – sportivo

In ogni caso il controllo va fatto prima dello spostamento di qualsiasi equide:

- da e verso aziende (anche verso la stazione di monta)

- verso aste, fiere, mercati, manifestazioni sportive e concentramenti in forma temporanea.

Sono esclusi dal controllo secondo questa tempistica, ma non dal controllo annuale, gli equidi già sottoposti

al test dopo il 31 agosto 2006 (ad esempio gli stalloni sottoposti alle prove previste dalla normativa sulla

riproduzione equina).

Il costo del prelievo e delle successive analisi sono a carico del proprietario e l’esito sarà trascritto sul

documento d’identificazione dell’animale ed è necessario per gli spostamenti dell’equino.

La mancata attuazione dei controlli e la movimentazione di equidi in difformita' a quanto previsto dall’O.M.,

comporta sanzioni da 1.549,00 a 9.296,00 €, salvo che il fatto non costituisca reato. (sanzione di cui all'art. 16, comma 1 del decreto legislativo 22 maggio 1999, n. 196.)

I prelievi per la diagnosi dell’Aie sono effettuati dai servizi veterinari delle AA. SS. LL o da veterinari da queste

formalmente autorizzati, secondo le modalità indicate dalle Regioni o Province Autonome.

Poichè l'Ordinanza prevede che le Regioni possano variare anche alcune parti esecutive e di controllo

dell'Ordinanza stessa, si consiglia d'informarsi direttamente presso la propria ASL competente per territorio per poter conoscere i dettagli.

i nostri CAVALLI

CIRCOLARE d’informazione delle Sezioni Equine

DELLE ASSOCIAZIONI PROVINCIALI ALLEVATORI DEL VENETO

C.I.P. a cura dell’ARAV, Corso Australia 67/A - 35136 - PADOVA . Tel. 049/8724802 Fax 049/8724847

Sito internet: www.arav.it indirizzo e-mail : arav@arav.it

N° 1 / Gennaio-Febbraio 2007

IN QUESTO NUMERO:

· Anemia Infettiva Equina

· Ass. Tecnica 2007

· Nuovo PSR Aiuti agli equini

· Prossime manifestazioni

· Note per le varie razze

· IL MERCATINO

Per l’invio di comunicazioni contattare l’ARAV o il tecnico Aldo Bolla 335-8118747 e-mail: aldo.bolla@libero.it

 

NOTE SUL PROBLEMA A.I.E. L’anemia infettiva equina è una malattia virale, non trasmissibile

all’uomo, che colpisce i cavalli e tutti gli altri equidi con danni economici notevoli e che può portare l’animale alla

morte; non sempre si manifestano i sintomi clinici riferibili alla malattia.

La principale via di trasmissione è dovuta agli insetti ematofagi (tafani, mosche e moscerini ematofagi di varie

specie, zecche, ecc..) vettori stagionali.

Altre vie di trasmissione possono essere i liquidi organici (sangue , sperma, latte materno), rare infezioni

transplacentari, strumenti chirurgici e siringhe riutilazzibili e nonsterilizzati.

Anche l’utilizzo di emoderivati ricavati da sangue infetto (cosa teoricamente non possibile su prodotti certificati)

contribuisce a diffondere il virus.

La malattia si può presentare in forma acuta, in forma cronica o in modo asintomatico.

La forma acuta (dopo un’incubazione di 7-30 gg) provoca: febbre, anoressia, debolezza, anemia,

petecchie(pustole), morte. L’animale può rimanere sieronegativo fino a 45 giorni dopo il contagio.

La forma cronica può seguire la forma acuta oppure no (febbre intermittente, anoressia e perdita di peso,

debolezza, ittero, edemi agli arti o parti periferiche)

La forma asintomatica non rende evidenti i segni della malattia. Può succedere alla forma acuta o a quella

cronica o esordire direttamente in questa forma.

L’animale normalmente rimane sieropositivo per tutta la vita; quindi va abbattuto, a meno che non si trovi la

possibilità di mantenerlo in isolamento permanente, con impossibilità pratica di qualsiasi utilizzo.

Negli ultimi anni i casi confermati sono stati di poche decine all’anno, soprattutto su animali adulti importati, ma

va anche detto che dal 1994 non si sono più fatti i controlli obbligatori e il Coggins Test è rimasto obbligatorio

solo sui riproduttori maschi; solo alcune regioni (Piemonte e Liguria) hanno previsto dei piani di controllo.

Improvvisamente, nel periodo aprile-settembre 2006 si sono rilevati oltre 650 casi e i primi focolai si sono

riscontrati in Toscana e in Veneto; quello che preoccupa è il fatto che la malattia si è manifestata anche su

animali giovani, forse conseguente all’utilizzo di emoderivati prodotti con sangue infetto.

La scarsità dei controlli e il mancato rispetto delle normative sull’identificazioe degli equidi, correlate all’assenza di una anagrafe equina, non consentono in realtà di conoscere la reale diffusione dell’Anemia infettiva.

È probabile che una delle fonti d’origine della malattia sia costituita da soggetti importati da macello soprattutto da alcuni Paesi dell’Est Europa, (Romania in particolare in cui la malattia è presente) e che poi, attraverso circuiti non sempre chiari, siano stati commercializzati come animali da vita.

Fra gli equidi rumeni è diffusa fra l’altro anche la trichinosi (più frequente comunque nel suino) che può avere

serie ripercussioni sull’uomo qualora venga consumata carne poco cotta o non controllata di animali infestati

dalla Trichinella.

Gli equidi importati (da macello o da vita) dovrebbero essere scortati dalla certificazione sanitaria prevista dalla normativa europea (test diagnostici, quarantena ecc…) ma di fatto e per diversi motivi non sempre è verificabile l’effettivo rapporto animale–documentazione e soprattutto il rispetto delle norme, tanto che una decisione della Comunità Europea, (la 825 del 2004) lamentava carenze sulla situazione Rumena e manifestava

preoccupazioni e raccomandazioni per la tutela della salute animale ed umana nei paesi di destinazione.

Le particolari tradizioni e tipologie d’allevamento in certe aree (centro Italia e aree montane del nord) dove si

verificano concentramenti di equini provenienti spesso da aziende diverse e allevati al pascolo allo stato semibrado per alcuni mesi all’anno, possono senz’altro concorrere alla diffusione della malattia.

Anche se l’anagrafe non è operativa, i servizi veterinari pubblici dovrebbero comunque avere il controllo della

popolazione equina sul territorio; ma, a questo punto sorge spontanea una domanda: siamo proprio sicuri che

questo sia vero? Gli equini spesso vengono movimentati senza nessuna comunicazione ai Servizi veterinari e

questo certamente non aiuta al controllo del territorio. Non si spiegherebbe altrimenti il fatto che molti proprietari non abbiano ancora il codice aziendale, il passaporto sugli equidi non registrati, e soprattutto che vi sia una diffusione abnorme dell’abusivismo riproduttivo.

Un problema che si porrà, sarà quindi l’effettiva e completa attuazione dell’ordinanza ministeriale; infatti, dovrà

essere cura del detentore degli equidi richiedere il test, pena le sanzioni su descritte.

Il complesso di questa situazione, costituisce un importante fattore di rischio di introduzione e diffusione del

virus AIE e anche di altre patologie.

I consigli praticabili allora sono:

- Evitare l’utilizzo plurimo di siringhe o di flaconi di emoderivati (sieri di vario tipo) già usati da altri.

- Procedere al più presto al controllo di tutti gli equini (anche pony ed asini) propri o altrui, detenuti nella propria

azienda e preoccuparsi che anche gli allevamenti vicini provvedano in merito.

- Pretendere e verificare che il test sia stato fatto con esito negativo su tutti gli equidi con cui i propri soggetti

possano venire in contatto diretto o indiretto e quindi:

- In caso di alpeggio con mescolanza di soggetti di diversa origine;

- In caso di raduni anche temporanei (mercati, mostre, passeggiate, concorsi, ecc..)

- In caso di spostamento di animali presso aziende diverse da quella d’origine (per la monta o la

pensione)

- In caso di acquisto di soggetti.

Poichè il test previsto dall'Ordinanza potrebbe anche essere una prova sierologica diversa dal Coggins, si

consiglia a tutti i responsabili di cavalli, che presumono di andare all'estero nell'anno di validità del test, di

richiedere specificatamente il test di Coggins.

Per ridurre i costi, poichè normalmente c’è un diritto d’uscita + un costo fisso per il primo prelievo e un costo

minore per i successivi, si consiglia di procedere al test su tutti gli equidi dell’allevamento in un’unica

uscita.

Ricordarsi che nei mesi estivi sono più facili i contatti fra animali ed i contagi.

 

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